Archivio per febbraio, 2015

per te mi trasfiguro

Al sole un raggio

carpisco
per rischiarare i tuoi occhi;
al vento un refolo

trafugo
per scompigliarti i capelli
e rubare sorrisi;
sottraggo al fuoco

scintille rutilanti,
di Amore rapisco

un dardo
per insinuarmi nelle tue carni,
vagare notturna

e invereconda
a perlustrare i sensi.
Al cuore arrivo
per ghermire la mente
mi trasfiguro
emozione tenera
sono.

Anna Laura Bobbi

Dalla silloge “Due chili di alici” edizioni EraNuova

Grafia lirica di Mauro Pulcinella

 

Viola violino – Racconto inedito

Pubblicato: 2 febbraio 2015 in Scrittura

violino

Eccolo lì. Rinchiuso nella sua custodia di pelle. Addossato al mobile e abbandonato da giorni, silente come un’ora notturna. Vuoto. Ci passo davanti con aria di sfida, neanche oggi, gli urlo piena di rabbia, neanche oggi t’imbraccerò, te la sei voluta. Non risponde il mio violino. E come potrebbe farlo? E’ pur sempre un violino, un oggetto, una cosa senza anima. Una cosa senz’anima perché la mia s’è involata.

Vago per le stanze della mia casa anch’esse svuotate. Ho venduto tutto, mobili, tendaggi, le sculture che avevo selezionato minuziosamente, i quadri alle pareti. Tutto. E’ tutto vuoto, tranne la mia camera in cui troneggia il mobile che serve per appoggiare il mio violino.

Papà ritorna a casa avvolto da un sorriso. Lo so che ha in serbo una sorpresa per me. Lo vedo dagli occhi che risplendono, dal sorriso che cerca invano di dissimulare e dalle mani che tiene nascoste dietro la schiena.

Stai lì, maledetto incantatore di serpenti. Ad una ad una staccherò le tue corde come si disossano i maiali. Distruggerò scaglia per scaglia il tuo prezioso corpo di legno e ne getterò i brandelli nel fuoco.

Mio padre sfila le mani dalla schiena e disvela un pacco voluminoso. E’ per me, lo so. E’ il mio sogno che si materializza. Non avevo creduto al suo viaggio di lavoro, lo sentivo che partiva per me, per ridare fiato alle mie mani, aria alla mia mente e un accenno di sorriso alle labbra che da giorni tenevo serrate. Mi precipito vicino a lui, gli strappo il pacco dalle mani e lo soppeso da ogni lato. Sì, può essere, le dimensioni sono quelle giuste e anche la forma può corrispondere.

E’ il violino! Papà ha attraversato lande misteriose per trovare rimedio alla mia tristezza. Sa che a breve dovrà morire e che io rimarrò sola. Il regalo è una sorta di amuleto, mi spiega, un simbolo magico del suo amore che non dovrà mai sparire.

Sono anni che mio padre è morto, non sei più il mio guardiano e non andrai più da solo a conficcarti negli affari miei.

Ho svuotato la casa dei miei genitori. E’ stata la conseguenza di un accesso d’ira. Un altro amore  sbagliato Come lo so? Lui, il violino, stramaledetto strumento di tutoraggio, infarcito di non so quale diavoleria, l’ha fatto di nuovo.

Ero in casa con Simone, un ballerino di tango, eravamo tornati stremati e innamorati dall’ultima tournee e ci eravamo sdraiati sul divano. La sua mano si era pian piano mossa verso la mia spalla. Carezze sottili, sospiri sussurrati, abbraccio serrato, labbra contro labbra, mentre il languore saliva come  un’onda tiepida  che spossa ossa  e afferrava con mille invisibili ali  le  membra del mio corpo. La testa con i grilli e il fuoco a scorrere  e il cuore a martellare.

D’improvviso il suono. Stridulo di violino scordato o mal condotto. E’ salito sommesso dal ventre della stanza e si è propagato intorno con prepotenza, aspro e intollerabile.

Chi c’è in casa? Esclamò Simone, balzando in piedi. Nessuno Simone, è il violino. E chi è quel cane che lo suona? Non c’è nessuno a suonare, è lui. Simone mi ha guardato con aria di scherno,  ha afferrato le sue cose ed è sparito.

Fuori un altro!

Era il quinto. Il quinto uomo con cui tentavo di costruire una relazione duratura. Sbagliato pure lui, congedato su decisione di uno strumento musicale. E io succube a dargli retta.  Il fatto è che lui ha avuto sempre ragione, non so ancora quale strano sortilegio si sia compiuto con la sua costruzione. Lui aveva ragione, ormai lo sapevo, inutile prendere informazioni, quell’uomo si sarebbe rivelato come l’ennesima delusione. Così ho preferito ingurgitare la sparizione e ignorare i particolari di quell’illusione sfumata .

L’ ultima botta!  Ma io questa non l’ho digerita, volevo vivere quell’amore con tutta me stessa, magari piangerci sopra disperata. Per una volta, lo implorai, ti prego padre violino, voltati dall’altra parte, fammi vivere almeno una notte d’amore con lui.

Niente da fare, il suo incantesimo era efficacissimo e funzionava come una pistola scacciacani.

E allora ho deciso: ho venduto tutto, ho svuotato la casa di mio padre. Manca solo lui, l’incarnazione dei miei fallimenti. Non potevo venderlo, non si può mettere all’asta un pezzo della propria vita. Da bambina mi dicevano che le icone sacre, i santini, non si possono strappare, vanno bruciate se si vuole distruggerle. Le monache questo sostenevano e le convinzioni che si formano quando sei bambino hanno il sapore della sacralità, sono una sorta di riti apotropaici che ti si spalmano addosso, sulla pelle e allora non le puoi togliere a meno che tu non voglia rimanere sbucciata. Anche il violino rifulge di questo alone. Inoltre lui non è solo uno strumento musicale, è l’anima di mio padre, i suoi occhi che mi rimproverano perché ho buttato all’aria anni e anni di studi … non puoi sconfiggere la morte, ma puoi sconfiggere la morte in vita  e io mi sbarazzerò della sua anima,  distruggerò lui, il violino. Aderire finalmente alla realtà e costruire un’esistenza senza sogni, senza illusioni, senza chimere, senza fantasticherie. Uscire dalla bolla e camminare nel mondo.

Ho preparato il rito sacrificale.  Foglie di alloro per il mio violino, la gloria che ho rincorso, aghi di pino per il mio violino, la resina che ha avviluppato i miei sogni, ambra liquida figlia della terra per il mio violino, sgorgata dalle lacrime delle sorelle di Fetonte e condensata qui  per donarmi la concentrazione necessaria al nuovo che devo far nascere,  in questa stanza denudata dal mio furore. Voglio prima dormire, un sonno cupo, nero e profondo come quello in cui precipiti sempre più al fondo di una spirale aggrappata alle nuvole. Precipito e il mio violino inizia a suonare mentre la musica s’impossessa di me. Sogno di scivolare sulle braccia di questo larghetto affettuoso in sei ottavi e riconosco il trillo del diavolo di Tartini, le mie mani si muovono con rapidi funambolismi. Si aggrava la musica e rimango in sospensione, come in attesa mentre si compone una figura sopra di me che mi guarda. Ma non ho paura, è una profilo noto che rincuora e sembra colmare quel vuoto che da mesi mi dilania. S’intrecciano nella musica le due arie, una impetuosa, l’altra grave, mesta ma senza tristezza. Sopraggiunge un altro movimento che incalza il mio sogno e poi ripiega l’armonia che si fa pensosa. Un sogno pensoso punteggiato dal suono di un trillo. Quel diavolo di violino lo sa sì come prendermi. Un trillo pensoso dal sapore di sfida suggerito da un violino incantato incantatore bastardo e presuntuoso che mi sfida a un’ennesima competizione.

Sono di nuovo sveglia e muovo intorno gli occhi a commentare l’esito del furore che mi ha colto. Prima, prima del trillo. E tutte le decisioni di fuga sono evaporate come i propositi che ti fai in preda a una sbronza. Lui campeggia scintillante e intonato in mezzo alla stanza disadorna, sopra al suo mobile. Ma non è riposto nella sua lucida custodia, è appoggiato al muro in orizzontale e le due effe sembrano atteggiate ad una smorfia. No! E’ un sorriso. Sorride quel diavolo di violino.

Viola violino a squarciagola di sogni a dimora, destino volteggia s’invola scolora innamora avvalora.

PREMIO MIMOSA NARNI

Pubblicato: 1 febbraio 2015 in Senza categoria

mimosa 2015

PREMIO MIMOSA 2015 – 10° edizione

I  ricordi, un inutile infinito,
ma soli e uniti contro il mare, intatto
in mezzo a rantoli infiniti..

Giuseppe Ungaretti da “Il Dolore (1937-1946)”

Ricordare, riportare al cuore come antica sede della memoria, per non perdere niente di quello che naturalmente esce dalla nostra vita. Niente e nessuno.

– Nell’attualità del cuore, Il ricordo richiama qualcosa che non è più qui o non è più adesso o almeno non lo è nella sua forma originale. E che però, per il solo tornare in cuore, rivive non mera fantasticheria ma sentimento concreto, esperienza diretta.

– Ricordare è la possibilità di consultare il passato, di interrogarlo, di distendersi ancora sopra di esso non per fuggire malati di nostalgia, ma per capire ed essere capaci di cura e di responsabilità nel presente e nel futuro.

– Ricordare per elevare la consapevolezza limpida di chi siamo, da dove veniamo e di dove abbiamo la possibilità di spingerci.

Il Comune di Narni- Assessorati alle Pari Opportunità e alla Cultura e l’Associazione Minerva in occasione dell’ Otto Marzo 2015 promuovono un concorso di scrittura narrativa finalizzato a promuovere il racconto di momenti in cui siano state vissute esperienze pertinenti con la tematica suggerita, per evocare ricordi significativi, per esprimere idee, sensazioni, stati d’animo, per affermare ideali, sogni, punti di vista.

Essendo questo il decimo anno di svolgimento del Premio, si è pensato di procedere, in collaborazione alla casa editrice Dalietta di Terni, alla pubblicazione di un’antologia in cui saranno inserite sia le opere vincitrici e menzionate nel corso degli anni, compreso quello in corso, sia le opere che, a parere della giuria, rivestono particolare significatività e spessore narrativo.

I racconti potranno riguardare storie di vita vissuta o di pura fantasia e dovranno avere per protagoniste le donne, con tutto ciò che il loro variegato universo può rappresentare.

Il punto di vista della narrazione e la sua focalizzazione sono liberi e i personaggi possono condurre la storia attraverso il racconto in prima o terza persona, il monologo, il flusso di coscienza, il dialogo epistolare o il diario.

L’iniziativa si propone di:

  • promuovere e valorizzare la cultura legata al mondo femminile;
  • affermare il punto di vista femminile;
  • contribuire a realizzare pratiche di uguaglianza delle opportunità;
  • contrastare la cultura falsamente neutrale di alcuni prodotti mediatici tesi a rendere la figura femminile oggetto di consumo, generando nuove discriminazioni e violenze;
  • esprimere, condividere e sostenere il valore delle differenze.

 

REGOLAMENTO

ART. 1

Il concorso è aperto a tutti, uomini e donne, di qualsiasi nazionalità ed età. Le scuole (medie inferiori e superiori) potranno partecipare con lavori sia individuali che di gruppo.

La partecipazione è gratuita.

ART. 2

I racconti, in lingua italiana, devono avere una lunghezza massima di 120 righe; ogni riga preferibilmente massimo di 60 battute e, comunque, in totale non oltre 7200 battute compresi gli spazi.

Al fine di consentire una corretta trasposizione dei testi, i racconti dovranno essere redatti in WORD (o similari) con caratteri di uso corrente e senza particolari formattazioni di testo.

I racconti non devono contenere  disegni, grafica e nessun altro tipo di illustrazione.

Ad esclusione delle scuole, ogni partecipante può inviare un solo elaborato.

Nel caso di autori minorenni è obbligatoria l’autorizzazione a partecipare da chi esercita la potestà parentale con la specifica dei relativi dati anagrafici. Nel caso di partecipazione delle scuole, sarà la scuola stessa ad impegnarsi per l’autorizzazione.

ART. 3

I racconti inediti e liberi da contratti editoriali dovranno essere inviati esclusivamente tramite mail entro e non oltre giovedì 26 febbraio 2015 ai seguenti indirizzi:

L’invio dovrà essere corredato dai dati identificativi dei partecipanti (nome, cognome, indirizzo, età, professione, recapiti telefonici), del titolo dell’elaborato e della categoria in cui si concorre:

–           categoria A), riservata agli adulti;

–           categoria B), riservata agli alunni alla scuola secondaria di 2° grado;

–           categoria C), riservata agli alunni della scuola secondaria di 1° grado.

Il racconto dovrà essere inoltrato unicamente a mezzo allegato anonimo, ripetendo nell’allegato solo il titolo e la categoria (A-B-C), onde consentire alla commissione una valutazione oggettiva dello stesso.

Delle mail pervenute complete di tutti i dati, sarà inoltrato alla presidente e ai membri della giuria solo l’allegato con il racconto completo di titolo e categoria.

Nel caso di partecipazione delle scuole, sarà la scuola stessa ad inviare via mail gli elaborati.

ART. 4

Non verranno presi in considerazione i racconti:

  1. che non rispetteranno quanto previsto all’art. 2;
  2. che perverranno oltre la scadenza prevista dal presente bando;
  3. che verranno inviati per vie diverse da quanto previsto all’art. 3.

ART. 5

Il presente bando viene pubblicizzato sui siti internet del Comune e dell’Associazione e tramite i media locali.

ART. 6

I racconti pervenuti saranno sottoposti all’esame di un’apposita giuria che definirà i criteri di valutazione e proclamerà  a suo insindacabile giudizio 3 racconti vincitori.

La giuria esaminatrice è così composta:

Presidente: Annalaura Bobbi (scrittrice)

Membri: Piera Piantoni (Assessore alle Pari Opportunità-Comune di Narni), Gianni Giombolini (Assessore alla CulturaComune di Narni) Roberta Isidori (Consigliera comunale Comune di Narni), Roberto Stopponi (Presidente Centro Studi Storici di Narni), Annamaria Amici (Dirigente scolastico), Chiara Rossi (Giornalista) Antonio Fresa (Insegnante),  Mauro Pulcinella (Direttore artistico Associazione Minerva-minervAArte).

Segreteria (senza diritto di voto): Mariacristina Angeli (presidente Associazione Minerva-minervAArte), Andreina Santicchia (Responsabile Attività Culturali Comune di Narni).

 

 

ART. 7

I vincitori verranno premiati con buoni per acquisto libri.

La premiazione verrà effettuata per categorie:

–           categoria A), riservata agli adulti;

–           categoria B), riservata agli alunni alla scuola secondaria di 2° grado;

–           categoria C), riservata agli alunni della scuola secondaria di 1° grado.

L’aggiudicazione, con la lettura dei brani vincitori, si terrà a Narni domenica 29 marzo 2015 alle ore 16.00 presso la Sala del Camino di Palazzo Eroli, alla presenza del Sindaco o dei suoi rappresentanti, dei componenti della giuria e di quanti vorranno partecipare.

ART. 8

Il Comune di Narni e l’Associazione Minerva si riservano la facoltà di pubblicare gli elaborati nei propri siti e di diffonderli tramite altri supporti di comunicazione.  I partecipanti al concorso cedono, contestualmente all’invio dei racconti, il diritto di pubblicazione  senza aver nulla a pretendere come diritto d’autore; i diritti rimangono comunque di proprietà dei singoli autori.

ART. 9

I racconti premiati, menzionati e selezionati negli anni, saranno raccolti in una pubblicazione che verrà presentata nella 10 ° edizione del Premio Mimosa.

ART. 10

La partecipazione al concorso comporta da parte dell’autore, sotto la sua responsabilità, la implicita dichiarazione che le opere sono di sua produzione.

ART. 11

INFORMATIVA ai sensi della legge 196/2003 sulla tutela dei dati personali.

Il trattamento dei dati, di cui  si garantisce la massima riservatezza, è effettuato esclusivamente ai fini inerenti il concorso.

ART. 12

La partecipazione al concorso implica la completa accettazione del regolamento e l’autorizzazione al trattamento dei dati personali.

 

INFO:

Attività Culturali – Comune di Narni 0744 726362

andreina.santicchia@comune.narni.tr.it

http://www.comune.narni.tr.it

 

Associazione Minerva 333 9144745; 0744 751626

contatto facebook: Associazione minervA minervA Arte e/o Mariacristina Angeli

associazioneminerva@virgilio.it

http://www.associazioneminervanarni.it