Archivio per dicembre, 2014

Corre l’anno come il vento

Pubblicato: 29 dicembre 2014 in Senza categoria

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Diario ventoso di un giorno di tramontana da una serata che scruto con l’occhio raggelato incollato sul vetro della finestra. Scossa l’immensa quercia che campeggia nel piazzale antistante il mio palazzo, scotennate le teste dei rari passanti. Se ne corre via l’anno portandosi dietro il suo bagaglio di vita, trascinando nella mareggiata un traghetto infiammato e il suo tributo di vittime, un aereo disperso e il suo cordoglio di pianto funebre affidato ai marosi. Va tutto e parecchio storto qui e nel mondo, mentre apprendiamo con sollievo che stapperemo lo spumante sulle note melense della voce di Gigi d’Alessio oppure sui gridolini casarecci di Insinna e sulle cosce scosciate delle subrettine che ci sorrideranno dagli schermi invitandoci a brindare che è l’anno nuovo che è vita nuova che tutto sarà diverso. Per i disoccupati, per i senzatetto, per i politici, per i giornalisti: un giorno franco, poche ore di apnea condite dagli spari dei botti faidate e da qualche mano che ci rimarrà ustionata. Ma il vento ulula, urla, se ne frega di strappare i capelli ai pelati, i polpastrelli agli spolpati, le meningi agli spensierati. Corre l’anno col vento e il sollievo che finalmente la neve è arrivata sule piste degli sciatori che poveretti a far le vacanze senza un briciolo di bianco candore ci perdono gusto e gli albergatori ci rimettono e il Paese non si riprende. Corre il vento con l’anno e correrei anche io se il bagliore del fuoco acceso non mi incatenasse alla mia casa, ai miei libri, alle mie faccende che ho imparato ad amare. Di necessità virtù, di virtù amore e sobrietà. Di frugalità e serietà. Un anno serio come questo vento che non scherza, è proprio un vento vero e lo patiamo tutti o se lo gode chi lo ama. Un vero inverno con un vento sferzante e gelato. Nessuna patina di celluloide, natura pura. Forse di questo abbiamo bisogno e, per ognuno di noi, sia un anno, ma per molti lo è già, di autenticità e fierezza. Comunque soffi il vento.

Laggiù

Pubblicato: 25 dicembre 2014 in Senza categoria

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Laggiù
sotto l’imballaggio refrattario della pelle
dove sappiamo mantenere il silenzio
o romperlo in parole
tutto quello e tutti coloro
che siamo
indovinarci senza pelle
indovinare la nostra solitudine
in mezzo alla marea
come brace di un unico fuoco.
Per entrare nei momenti degli altri
prima che essi escano dai nostri
fuoco lava e pietre incandescenti
laggiù si fondono
in vulcani di folla
ognuno con il suo corpo
come parole che vedono la luce
fischiettando e con le mani in tasca
uccelli ubriachi di gioia
in giardini imbiancati di gelo.

Dove nasce l’aurora

Pubblicato: 13 dicembre 2014 in Senza categoria

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Ho camminato sui carboni ardenti

coi piedi nudi e privi di ali

le labbra serrate mormoravano mute

nel masticare sassi strappati al greto del fiume.

Ogni luce di luna era lanterna

soffusa e racchiusa in labirinti di vene

un passo e un salto

un salto e indietreggiare

avanti lontano

ma dove?

Un tappeto di neve soffice

a imbiancare l’argento dei capelli

una finestra chiusa vorrei

sulle voci sulle parole sui miei occhi.

Senza rincorrere stanca il rosario dei giorni

e luminarie che illudono il deserto.

Solo balsami e versi quando di notte i sogni

segnano le ore e spii tra le imposte

uno spiraglio di aurora.

il cappotto

Al Teatro Manini di Narni, la nuova proposta di una Stagione teatrale che si conferma essere di grande qualità.

IL CAPPOTTO, DI VITTORIO FRANCESCHI, LIBERAMENTE TRATTO DALL’OMONIMO RACCONTO DI GOGOL DIRETTO DA ALESSANDRO D’ALATRI

La Russia zarista, i rigori dell’inverno russo alle porte, il sogno di un cappotto nuovo che sostituisca “la vestaglietta” ormai logora, l’orgoglio di essere un copista cioè  un impiegato statale dal posto garantito sia pure a stipendio miserrimo, una società dissolta nei fumi dell’alcool e nei vagheggiamenti di figure poetiche (il sarto, il poeta di strada, il venditore di stoffe) consapevoli che la cultura non è privilegio dei servi della gleba. Il destino dei vinti ai quali non è consentito neanche il più piccolo briciolo di felicità.

Le atmosfere grigio polverose pietroburghesi di fine 800 e i principali temi del racconto di Gogol (la miseria, la differenza di classe, l’impossibilità del riscatto e la crudeltà del destino) sono molto ben restituiti dall’adattamento teatrale di Vittorio Franceschi diretto da Alessandro D’Alatri: il risultato è un affresco lucido e pulito senza chiaroscuri che piace per la bellezza dello stile e sbigottisce per la veridicità e la crudezza dei temi affrontati con ironia e con una delicata vena surrealistica.

Dostoevskij affermò che la nuova generazione di intellettuali russi era «tutta uscita da Il cappotto di Gogol ».

Akàkij Akàkievic, funzionario ministeriale ai tempi dello Zar Nicola I, non ha mai avuto altra aspirazione che fare il copista un po’ per tradizione familiare ma soprattutto perché per farlo non è richiesto pensare: occorre solo copiare il pensiero di altri e questo per Akàkij Akàkievic è sufficiente a fare del copista il mestiere più bello del mondo. Un uomo appagato dal suo lavoro, anche se i 400 rubli di stipendio non gli permettono di vivere senza difficoltà economiche e nemmeno di coronare il suo più grande desiderio: comprare una boccetta d’inchiostro rosso per i capoversi delle sue copie. Una vita quindi regolare consumata nel quotidiano tragitto casa – ministero e ritorno, percorso da sempre e che potrebbe durare per sempre, se non arrivasse l’inverno e con esso la costatazione che il cappotto di Akàkij Akàkievic si è ridotto ad una lisa vestaglietta e deve essere cambiato. Da qui l’inizio della rovina che parte dalla disperazione per l’impossibilità di avere i rubli necessari per farsi confezionare un nuovo cappotto, passa poi alla pura gioia grazie all’inaspettata entità della gratifica natalizia che rende possibile l’acquisto, fino ad arrivare alla bramosia e in seguito alla felicità per il possesso di un bellissimo cappotto marroncino cachi con collo di pelo di gatto di Parigi. Una sorta di percorso d’iniziazione messo in essere per elevare l’umile funzionario. Il fallimento dimora nell’ eccesso di felicità, un grave  peccato verso un Dio,  che si identifica con il destino, il quale, non essendo orbo da un occhio come il saggio sarto, ha una visione che non permette il riscatto sociale degli uomini russi. Così il povero Akàkij Akàkievic di ritorno a notte fonda dalla prima festa in onore suo e del cappotto cachi, viene aggredito da due ladri e subisce il furto di quello che era diventato il suo bene più prezioso alla cui perdita non sopravvive.

“Camminare per strada di notte è pericoloso, ancor di più se sei felice: le forze del male lo sentono e subito ti raggiungono per riportarti alla tua triste realtà” .

Nella regia D’Alatri ha dilatato i confini del reale, proprietà esclusiva del teatro, restituendo una continuità al racconto come se non dovesse esistere mai interruzione. L’interpretazione di un eccellente cast di attori, la versatilità delle scene, la magia delle luci, dei costumi e delle musiche, hanno suscitato una corrente di empatia tra gli interpreti e gli spettatori. Quella passione che si genera quando capita di assistere a rappresentazioni oneste e veritiere, che ti consentono di assaporare l’atmosfera dello spettacolo a tal punto che, quando ne esci, continui a pensare con le immagini che ti ruotano in testa.

Il sogno di Adamo

Pubblicato: 4 dicembre 2014 in Senza categoria

Adamo: Lilith. Dove sei stata, Donna di vento? Ho camminato nel deserto infuocato, con gli aghi di sabbia conficcati negli occhi.

Con le mani inarcate sulla fronte cercavo riparo dalla luce, cercavo riparo dalla solitudine, cercavo riparo dalla responsabilità. Il deserto è dilagato nella mia mente,  mi è esploso il delirio di onnipotenza nelle ossa. Ho chiesto un’altra donna che mi assecondasse.

Sotto di me dovevi stare Lilith… l’uomo prono, la donna supina.

“Chi sparge il sangue dell’uomo,

dall’uomo il suo sangue sarà sparso,

perché a immagine di Dio

è stato fatto l’uomo.

E voi, siate fecondi e moltiplicatevi,

siate numerosi sulla terra e dominatela” (Gen)

Lilith:   Mi hai chiamato “Sozzura”, lo scarto del  fango celeste che ha impastato le tue membra.

Sozzura sarà pure stata, ma era altro da te. Altra materia. Ricordi Adamo? Oppure la ferita che ti squarcia la schiena, quel taglio di carne che ha forgiato la tua Eva a immagine e somiglianza, ti ha ottenebrato la memoria?

Mi hanno coperta di sangue e di saliva, disegnavano attaccata alle mie natiche tornite una lunga coda che mi rendesse simile a un demone. Perché superbia è giudicata la dote del giudizio e del discernimento. E io vedevo.

Atterrita ho guardato l’ingordigia con cui disegnavi negli occhi i confini delle terre che avresti dominato.

Ho frenato lo sgomento nel cuore nel vederti divellere radici, deviare il viaggio dei fiumi, sbarrare il passo ai mari, mescolare acqua e terra. Hai voluto illuminare il cielo con le tue false stelle. Troppe Adamo! Hanno offuscato lo sguardo di Urano

Adamo:   I gatti selvatici si incontreranno con le iene, e
I satiri si chiameranno l’un l’altro;
vi farà sosta anche Lilith e vi troverà tranquilla dimora (Isaia,34,14).

Lilith:   Tranquilla dimora, focolare, muri e mura per contenere il mio volo. Le mie parabole di ricongiunzione per un’idea di  carne che bruci di parole bandite, l’ho inseguite nella notte del deserto, prima di spiccare il volo e fuggire braccata dagli angeli e dalla voce del tuo dio.

Quando ho visto la catastrofe nei tuoi occhi che si specchiavano dentro di me, sopra di me, come volevate tu e il Padre tuo, ho capito l’ intenzione:  volevi fermare la danza delle luci selvagge che brillavano nelle mie pupille di brace.

– Lascia morire quello che deve morire Lilith – mi sono detta. E sono fuggita.

Adamo:    Ho corso mille ore per inseguirti in un unico giorno, insieme agli angeli ho sparso il mio seme per sconfiggere il gorgo delle tue tempeste, per addomesticarti e ridurre al silenzio la tua voce melodiosa. Tutto mi apparteneva per diritto divino. Io avevo lo scettro della supremazia. Non potevo accontentarti, avrei rotto l’equilibrio imposto dal Padre mio. Tu sei sottomessa a me. Sono io che devo possederti.

Ma la mie parole avevano il sapore dell’usurpazione e il frastuono del tuono nella tua mente. Un oceano in burrasca ha travolto il tuo animo. Ti si sono induriti gli occhi mia Lilith che hanno perso ogni traccia d’amore celeste. Hai masticato con i canini il nome del Creatore e la pace dei giardini dell’Eden è stata sconvolta dalla tua maledizione. Il  sorriso si è trasformato in una smorfia disgustosa, le pupille son diventate rubini insanguinati e il vento ha soffiato le sue urla sulla tua schiena.

Lilith:   Perché mi hai chiamato nel sogno oggi? Non hai paura di questa donna nata dai rifiuti del fango, oggi che il fango  ti toglie i respiri di vita e sommerge le creature che hai imprigionato?  Mi sono innalzata verso il cielo con le ali del mio diniego, ho navigato nel vento della rabbia che sconquassava le braccia e fuggii nel deserto, lasciando dietro di me l’onda d’urto della mia ribellione.

Sei rimasto solo Adamo,  nuovamente solo, in mezzo agli animali, e hai pregato per riavermi.  – Torna dal tuo uomo – comandavano gli angeli – Torna da lui. ora!

Non tornai e mi disegnarono serpente, vampira, demone.

Ero il tuo amore perfetto, la compagna delle tue illusioni.

Sono il colore dei tuoi sogni. Il rosso dell’amore degno che si prende cura, il verde delle vallate incontaminate, il bruno della terra che respira, l’azzurro del cielo nitido e il candido suono del vento che alita tra gli alberi, che accarezza la pelle rosea delle fronde, il vento che parla agli ulivi, il vento che canta alla luna e la culla tra le braccia della tenebra.

Sono la voce del vento che hai scacciato e che ritorna nelle allucinazioni di quest’epoca morente.

Adamo:  Mia Lilith del ristagno, luna nera delle mie zone d’ombra, vento delle mie tempeste e paradiso del mio inferno, hai colorato la solitudine con la tua bellezza sovrumana ma non posso dire di averti conosciuto. Posso invece rimpiangere la responsabilità che non ho condiviso, il potere che ho abbrancato nella visione di mondo popolato di squali e sciacalli, la paura che non so spiegare. E allora colpisco. Ti disegno demone e serpente per impossessarmi delle tue carni e carpire la tua volontà. Ti amo, ti temo, ti cerco, ti invoco, ti bracco, ti piango. Mille volte negli incubi ti afferro e ti imprigiono supina alla mie fantasie. Mille volte ti uccido.

Lilith: E tornerò ogni volta a carezzarti le guance con il rame delle mie chiome, il verde delle pupille, il cremisi delle labbra. E nelle vallate, sui monti, nelle onde increspate e selvagge degli oceani, sugli alvei dei fiumi soffierò il mio fiato, spargerò raffiche di vita, adagerò folate di eternità sul grembo del mondo che si popoli di ulivi e canti salmi di umanità tra le mani intrecciate di donne e uomini. Cresca il frumento nei campi dorati e correrò tra le spighe io Lilith, io vento, tra i gelsi e i lombrichi potrò riposare.
Dante-Gabriel-Rossetti-Verticordia

PROGRAMMA ANNUALE DI LIBRARSI

Pubblicato: 1 dicembre 2014 in Senza categoria

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Crocevia e stazioni:

incontrarsi intrecciarsi, attraversare sguardi parole sentimenti

 

Dopo la stagione 2013/2014 che ha visto l’Associazione Librarsi impegnata a più riprese sul tema del lavoro, per l’anno 2014/2015, il tema scelto per sviluppare l’attività della nostra associazione è

Crocevia e Stazioni, come punti di incrocio, incontro di sguardi, parole e sentimenti.

L’idea è maturata grazie all’analisi dei materiali raccolti per le varie manifestazioni organizzate ormai da anni: tutti i contributi sono stati efficaci, appunto, nel loro essere modi per incrociarsi, fondersi, integrarsi.

13 dicembre 2014 ore 16,30

Sala del camino di Palazzo Eroli:

AutoridiVersi

Crocevia e stazioni: incontrarsi, intrecciarsi, attraversare sguardi parole sentimenti

 

25 gennaio 2015 ore 16

Sala del camino di Palazzo Eroli:

Conversando con la letteratura

David Grossman

15 febbraio 2015 ore 16

Sala del camino di Palazzo Eroli:

Conversando con la letteratura:

John Fante

 

6 Marzo 2015:

Sala del camino di Palazzo Eroli:

Mi offro per sognare”. Serata Marquez, in memoria di un grande scrittore e dei suoi racconti come spunti per la nostra immaginazione.

Dalle 17 alle 22

Letture

Musica

Inaugurazione della mostra fotografica di Paolo Pileri

 degustazioni predisposte grazie alla collaborazione con Slow Food  Terre dell’Umbria meeridionale

 

30 Aprile 2015:

Centro Civico Taizzano, ore 21

in collaborazione con l’Associazione il Campetto e con il supporto del Dominio Collettivo

La notte del lavoro narrato. 2° edizione

 

20 Giugno 2015: Narni p.za Cavour ore 21

Letture a voce alta

Crocevia e stazioni:
incontrarsi intrecciarsi, attraversare sguardi parole sentimenti.
 autoridiversi
BANDO
L’associazione culturale Librarsi di Narni, organizza la XIII edizione di “AutoridiVersi”, iniziativa che si propone di esplorare il variegato mondo dei sentimenti e delle problematiche che attraversano l’animo umano e le comunità, utilizzando le suggestioni della poesia.
Il tema dell’edizione 2014, che sarà commentato attraverso la lettura di testi di autori noti e non, è il seguente:
Crocevia e Stazioni, come punti d’incrocio, incontro di sguardi, parole e sentimenti.
Le persone corrono lungo la strada che la vita chiede di percorrere; di tanto in tanto, magicamente, si incrociano in quei luoghi dove tutti sono chiamati a passare come Stazioni dell’esistenza o Crocevia dell’umano agire. A questi luoghi, a questi viaggiatori, a queste sfumature che determinano l’incontro e lo scontro con i nostri vicini o con i più lontani, saranno dedicati i nostri e i vostri versi
• Sono ammessi a partecipare testi editi o inediti con una lunghezza non superiore ai 30 versi;
• Ogni autore può essere presente nella selezione con un massimo di due componimenti;
• Le classi di scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado possono aderire con un testo collettivo o con la selezione di una lirica che rappresenti la sensibilità della classe stessa.
• I componimenti, selezionati a giudizio insindacabile dell’Associazione, saranno letti nel corso dell’iniziativa di presentazione che avverrà il 13 dicembre 2014, nella sala del camino del Museo Eroli e dovranno pervenire, esclusivamente via mail, entro e non oltre la mezzanotte del 10 dicembre ai seguenti indirizzi di posta elettronica:
a.bobbi@tiscali.it
profre1@tin.it
Per stabilire un significativo incrocio generazionale, i nostri piccoli “poeti” sono invitati ad individuare un adulto – nella loro cerchia familiare o fuori di essa – che legga il loro testo.
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