Archivio per 4 maggio 2014

#lavoronarrato

Pubblicato: 4 maggio 2014 in Senza categoria

Raccontare il lavoro e raccontarsi attraverso il lavoro che si svolge o che si è svolto. Mostrare la dignità, la disperazione, la qualità della vita e di se stessi condizionata al fatto di avere un lavoro. Oppure non avercelo. O averlo flessibile, precario. O essere sul punto di perderlo, o essere sul punto di essere come collettività privati di una fabbrica che con la sua storia ha scritto la storia di una comunità. E’ stata questa riflessione che ha unito cento tra piazze, circoli, luoghi di incontro per salutare il PRIMO MAGGIO, per auspicare una rivoluzione vera che parte da una domanda di tante persone, uomini, donne, giovani, lavoratori precari e flessibili, soggetti come giunchi alle sferzate del vento dell’economia e della cattiva politica, esodati, cassintegrati, lettori, affabulatori. Tutti insieme per pretendere che lo slogan “Mai più senza lavoro” non rimanga un’enunciazione retorica, ma sia il fondamento di una realizzazione: quella che recita il primo articolo della costituzione del nostro Paese. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.Immagine

Dopo aver osservato con scrupolo, annusato e assaporato il libro di Brigidina Gentile, ho fatto un rapido calcolo mentale. Volevo fare un commento appassionato non una recensione e, per raggiungere questo obiettivo. mi sono detta che sarei dovuta  andare al cuore facendomi accompagnare dai giusti sapori da immettere nell’aria e nell’anima. Immediatamente uno dei miei autori preferiti, Leonard Cohen,  mi ha cantato in testa “In my secret life”, nella mia vita segreta. Allora ho deciso di scrivere ascoltando questo brano . Mi sono, cioè, messa in sintonia con l’autrice scegliendo prima una sintonia con me stessa. Che altro è sennò l’invito per un menu di parole à la carte, per giunta nottetempo?

Per gustare le pietanze di Brigidina devi ascoltare te stessa e lei, solo così puoi condividere con questa autrice così eclettica e originale la gioia di seguire i suoi viaggi tra le parole, sue e degli autori che propone per articolare il suo racconto, come fili segreti di connessione, quasi indizi di interpretazione. E’ un gioco meraviglioso quello che indica questo libro, perché fa scattare dei meccanismi di identificazione inverosimili mentre cerchi segni e segnali per costruirti mentalmente una storia. Ci riesci quasi, con la consapevolezza che è tua la storia che stai immaginando, perché sei nella tua stanza sommersa dai libri e perché dalla finestra entra l’odore pungente del gelsomino. Allora rischi di prendere altre strade e devi tornare al libro. Ma che cos’è un libro se non la possibilità che ti dà di inventare, di vedere strade altre e diverse da quelle che descrive il suo autore, i viottoli cioè che tu interpreti mentre leggi.

“…indosserò le tue parole/e tesserò l’incontro/l’ora, quando, dove,/tutto è scritto/nel mio cuore zingaro”

Parole da indossare per entrare nei panni di un’altra persona. Questo incantesimo può compiersi se il testo che hai sottomano “ti piglia”, cioè ti ammalia al punto che non puoi interrompere la lettura, come quando intingi le dita dentro al barattolo della cioccolata o quando assaggi le prime ciliegie o quando ascolti una canzone che ti piace da morire e non puoi fare a meno di sentire le sue note e sentirle ancora. E’ così il libro di Brigidina, ti apre infiniti usci e davanti ad ognuno di essi  intuisci scenari e pietanze:  mare e meringhe, gabbiani nella  luce del sole, così forte che sembra di luna e succo di limone. Limone, sì perché c’è un sapore asprigno che inconsapevolmente cerchiamo sempre per superare le stucchevolezze  di questa epoca da stoccafissi ed emulsionare la vita. Emulsione è una parola che adoro, mi soffia nelle orecchie con il suo timbro morbido e fruttato e il suo ritmo da frangente schiumoso. Ho emulsionato le parole di Brigidina dentro alla mia anima e il miscuglio che sono diventata  è agrodolce, forse ancora più agro che dolce, direi limoncellato a bassa gradazione che sono astemia. E anche a me manca la voce di mia madre, quella voce che sussurra tra le pagine del libro, tanto che mi ostino a sentirla nella mia, magari continuando a mangiare libri e a sfornare parole e a cercare dentro alle parole sorrisi. E’ più facile preparare un panino o incartare un sogno? Si chiede l’autrice. Se il sogno ha il suono di un flauto o di un violino e il sapore di una sorsata di cioccolata bollente in pieno inverno, allora vale la pena di fare esercizio, magari aiutandosi con la lettura di libri come questo. Sonorità cerco nelle carte, come la voce di Brigidina Gentile che il libro  “Notturni à la carte. Penelope misunderstandings”  fa sentire forte e splendente. 

 

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