Archivio per 3 maggio 2014

Vento di poesia

Cammini altrove Notte
fasciato enigma
si allunga il tuo scialle
a distillare fantasie.
Se pensieri inciampano
se si aprono occhi a visioni discoste
se vaga tenebrosa muta la voce.
E tiepida evapora un’aria di stranimento.
Qui contiene il soffio
respirano sulle pietre
tempi
sorridono agli ori e ai lapislazzuli
volti dai rosoni di luce.

C’eri Donna avvolta in broccato
osannata alla gloria nei bagliori di santità!

Spalancano misteri
urlano allusioni
le gole schiuse del fiume
la grotta accucciata nel monte.
Rispondono
sussurrano
sibilano
dilagano
raffiche di
Poesia

MEdea

E succede così che ti senti unica
quando rabbiosa scuote
musa d’abbandono.
Te sola a interpellare oracoli
incantatrice barbara
che
della terra e del corpo
osi serbar saperi.
Di qua l’odio, di là l’amore,
di qua l’odio sopra ventre
di città che ribolle misfatti
i pugni a stringere tempie che pulsano.
Furore cercati del cibo!
Pensieri galoppano che spinge Borea.
Collera, mia collera dove ti scaglierai?
Di qua l’odio, di là l’amore.
Guerra spietata si fanno venti irascibili
flutto contro flutto si scatena
ribolle il mare e non ha sbocco.
Di qua l’odio, di là l’amore.
Frenati o Dio! Che di te pure dispongo
finché impugno redini
e sbriglio l’esser mio selvaggio
Medea indomita
mia fierezza disdegna
smentisce essenze divine.
Giasone è il delitto !
Tu sei mancanza
proprio dove non vuoi
dove non vuoi ti trafiggerò con mia spada
o superbo che insegui letti di vergine
e ripudi le madri … e ripudi le madri.
Di qua l’odio, di là l’amore.
Me ne andrò per arie celesti
nel cielo più alto mi spingerò, ho ali di drago
qui davanti ai tuoi occhi proprio dove non vuoi …
mi penetra gioia malgrado me
senza sosta a vagare, senza indugio
a dimostrare
io viva io immortale
che gli dei non esistono.
Medea sono adesso … di là l’amore
di là l’amore.
Di qua il sangue.

E pensare che mi sono distratto

Pubblicato: 3 maggio 2014 in Senza categoria

Monologo di Anna Laura Bobbi. Voce e montaggio video di Valeria Corsi

Mare di nuovo

Pubblicato: 3 maggio 2014 in Senza categoria

Tenui sfumature d’infinito che rubo ai ritorni quando la clessidra capovolge affanni e tempi. Ore di tregua fanno capolino dall’insolito che sembra una porta spalancata sull’anima.Immagine

C’è nebbia e nebbia

Pubblicato: 3 maggio 2014 in Senza categoria

Immagine

Tolta di sé

come un fantasma si aggira

agguanta ragni

spilucca sassi

respinge occhiate

che minacciano di scompaginare

i fondali del suo cielo.

 

Lascia al suo demone

condurre la danza

fugge tra rami confusi

per luoghi deserti e inabitati

dove la nebbia dell’aria

sia coltre alla sua

smania di dimenticanza.

 

Ti sia ombra la quercia

nelle mattine assolate

e infiammi nella bufera

un focolare la grande Porta

dove passi e ripassi

a sgominare gli assalti

di presagi e tormenti.

 

Che vuoi lasciare alle spalle.

E io la amo

Pubblicato: 3 maggio 2014 in Senza categoria

ImmagineE io la amo 

questa luce che mi sprigiona

in profumo di talco e piombo

si aggrappa folle nei giardini di camelie

là riposa lucertola ultimo sole.

 

E cantavo Marina sul palco

e correvo con la bicicletta rossa

gli occhiali inforcati –se cadi con quei vetri spessi…

e giocavo nei vicoli

a inventare le storie.

 

E io la amo

dissanguata, smarrita in gineprai

maniaca incantata da bolle di sapone

stupefatta sbigottita rossa

nei fulmini di un temporale

e pesanti stivali a percorrere

aria di me così flebile e fragile e cagliata

con gli involti  dei film  -io regista e protagonista-   liquefatta

quando svetta o precipita

nelle buriane si involge

– le furie le ire reprimere,

ingoia!-

il vulcano sobbolle il dolore ristagna

si abbranca alla quiete che urla.

 

E piangevo con le poesie

gli occhi persi di mia madre

quando il giorno compagno del sole.

 

E io la amo

è un sospiro da ventre a cervello

inciampa in gola si fa strada e canta

e mi cantano visioni di visi

e mi piangono le mani

sparite nascoste sepolte dimenticate

nei giardini delle camelie

le risa ormai solo pensate nei sogni

quel vestito rosso che faceva la ruota

sulle gambe abbronzate nello specchio di mente

non lo riconoscevo così giovane così bello

così sconosciuto.

 

E non la amavo quella donna che ero

ma la rimpiango e l’avvinghio

a corolle di margherite nel giallo

sul cuscino di mare di sale di sole

nel nero di luna nascosta che sono

a sollevare in alto lo sguardo oltre i confini del cielo

mi immergo al contrario e mi eludo

per stare nascosta o per

tuffarmi in altre linfe.