Archivio per maggio, 2014

Con la forza di un respiro

– lo stesso col profumo del tiglio che ci costeggia-

appoggiato all’asta del bastone

sulla via alberata ti accompagni alla vita

anche se i miscugli ti ribollono nelle vene

anche se  il tempo è tornato dell’arpia

che incarcera i giorni di sole.

Come stai serena

nuvola seduta a cavallo dell’ azzurro a intermittenza

come trasporti i sogni fra le acque del fiume

e sulle sponde dove ami raccogliere frutti selvatici.

Negli occhi  ti arde la forza

parla con te l’aurora che avviene

ti guardo il sorriso e mi scruto ombrosa e scontenta

di un niente gigante.

Quel bene appoggio annoiata

ai giorni di lamenti monotoni e inconsistenti

davanti a te che sorridi

minuta e rocciosa

sono io sofferente

del nulla che mi trascina.

Un passo è un balzo

una piega è un mare

un sorriso distende arcobaleni o minaccia uragani

per chi riconosce dal profumo di un albero

la dolcezza di giorni a venire lontani.Immagine

Ginestra

Pubblicato: 10 maggio 2014 in Senza categoria

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Strato su strato

lacrima contro lacrima

io grido e maledico

i pensieri che non mi hai detto

dove fiorivano i tuoi baci io spargerò mandragola

io vivo viva sulla tua morte

mi crepa la pelle il dolore

si spalmano su queste braccia

le macerie di guerra privata.

Che vinco mi radico nel giardino

del niente

che

mi

hai

lasciato.

Ginestra frusta

di Cristo

di questa scarpata

che è la mia vita

io sono

cemento

#lavoronarrato

Pubblicato: 4 maggio 2014 in Senza categoria

Raccontare il lavoro e raccontarsi attraverso il lavoro che si svolge o che si è svolto. Mostrare la dignità, la disperazione, la qualità della vita e di se stessi condizionata al fatto di avere un lavoro. Oppure non avercelo. O averlo flessibile, precario. O essere sul punto di perderlo, o essere sul punto di essere come collettività privati di una fabbrica che con la sua storia ha scritto la storia di una comunità. E’ stata questa riflessione che ha unito cento tra piazze, circoli, luoghi di incontro per salutare il PRIMO MAGGIO, per auspicare una rivoluzione vera che parte da una domanda di tante persone, uomini, donne, giovani, lavoratori precari e flessibili, soggetti come giunchi alle sferzate del vento dell’economia e della cattiva politica, esodati, cassintegrati, lettori, affabulatori. Tutti insieme per pretendere che lo slogan “Mai più senza lavoro” non rimanga un’enunciazione retorica, ma sia il fondamento di una realizzazione: quella che recita il primo articolo della costituzione del nostro Paese. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.Immagine

Dopo aver osservato con scrupolo, annusato e assaporato il libro di Brigidina Gentile, ho fatto un rapido calcolo mentale. Volevo fare un commento appassionato non una recensione e, per raggiungere questo obiettivo. mi sono detta che sarei dovuta  andare al cuore facendomi accompagnare dai giusti sapori da immettere nell’aria e nell’anima. Immediatamente uno dei miei autori preferiti, Leonard Cohen,  mi ha cantato in testa “In my secret life”, nella mia vita segreta. Allora ho deciso di scrivere ascoltando questo brano . Mi sono, cioè, messa in sintonia con l’autrice scegliendo prima una sintonia con me stessa. Che altro è sennò l’invito per un menu di parole à la carte, per giunta nottetempo?

Per gustare le pietanze di Brigidina devi ascoltare te stessa e lei, solo così puoi condividere con questa autrice così eclettica e originale la gioia di seguire i suoi viaggi tra le parole, sue e degli autori che propone per articolare il suo racconto, come fili segreti di connessione, quasi indizi di interpretazione. E’ un gioco meraviglioso quello che indica questo libro, perché fa scattare dei meccanismi di identificazione inverosimili mentre cerchi segni e segnali per costruirti mentalmente una storia. Ci riesci quasi, con la consapevolezza che è tua la storia che stai immaginando, perché sei nella tua stanza sommersa dai libri e perché dalla finestra entra l’odore pungente del gelsomino. Allora rischi di prendere altre strade e devi tornare al libro. Ma che cos’è un libro se non la possibilità che ti dà di inventare, di vedere strade altre e diverse da quelle che descrive il suo autore, i viottoli cioè che tu interpreti mentre leggi.

“…indosserò le tue parole/e tesserò l’incontro/l’ora, quando, dove,/tutto è scritto/nel mio cuore zingaro”

Parole da indossare per entrare nei panni di un’altra persona. Questo incantesimo può compiersi se il testo che hai sottomano “ti piglia”, cioè ti ammalia al punto che non puoi interrompere la lettura, come quando intingi le dita dentro al barattolo della cioccolata o quando assaggi le prime ciliegie o quando ascolti una canzone che ti piace da morire e non puoi fare a meno di sentire le sue note e sentirle ancora. E’ così il libro di Brigidina, ti apre infiniti usci e davanti ad ognuno di essi  intuisci scenari e pietanze:  mare e meringhe, gabbiani nella  luce del sole, così forte che sembra di luna e succo di limone. Limone, sì perché c’è un sapore asprigno che inconsapevolmente cerchiamo sempre per superare le stucchevolezze  di questa epoca da stoccafissi ed emulsionare la vita. Emulsione è una parola che adoro, mi soffia nelle orecchie con il suo timbro morbido e fruttato e il suo ritmo da frangente schiumoso. Ho emulsionato le parole di Brigidina dentro alla mia anima e il miscuglio che sono diventata  è agrodolce, forse ancora più agro che dolce, direi limoncellato a bassa gradazione che sono astemia. E anche a me manca la voce di mia madre, quella voce che sussurra tra le pagine del libro, tanto che mi ostino a sentirla nella mia, magari continuando a mangiare libri e a sfornare parole e a cercare dentro alle parole sorrisi. E’ più facile preparare un panino o incartare un sogno? Si chiede l’autrice. Se il sogno ha il suono di un flauto o di un violino e il sapore di una sorsata di cioccolata bollente in pieno inverno, allora vale la pena di fare esercizio, magari aiutandosi con la lettura di libri come questo. Sonorità cerco nelle carte, come la voce di Brigidina Gentile che il libro  “Notturni à la carte. Penelope misunderstandings”  fa sentire forte e splendente. 

 

Immagine

Vento di poesia

Cammini altrove Notte
fasciato enigma
si allunga il tuo scialle
a distillare fantasie.
Se pensieri inciampano
se si aprono occhi a visioni discoste
se vaga tenebrosa muta la voce.
E tiepida evapora un’aria di stranimento.
Qui contiene il soffio
respirano sulle pietre
tempi
sorridono agli ori e ai lapislazzuli
volti dai rosoni di luce.

C’eri Donna avvolta in broccato
osannata alla gloria nei bagliori di santità!

Spalancano misteri
urlano allusioni
le gole schiuse del fiume
la grotta accucciata nel monte.
Rispondono
sussurrano
sibilano
dilagano
raffiche di
Poesia

MEdea

E succede così che ti senti unica
quando rabbiosa scuote
musa d’abbandono.
Te sola a interpellare oracoli
incantatrice barbara
che
della terra e del corpo
osi serbar saperi.
Di qua l’odio, di là l’amore,
di qua l’odio sopra ventre
di città che ribolle misfatti
i pugni a stringere tempie che pulsano.
Furore cercati del cibo!
Pensieri galoppano che spinge Borea.
Collera, mia collera dove ti scaglierai?
Di qua l’odio, di là l’amore.
Guerra spietata si fanno venti irascibili
flutto contro flutto si scatena
ribolle il mare e non ha sbocco.
Di qua l’odio, di là l’amore.
Frenati o Dio! Che di te pure dispongo
finché impugno redini
e sbriglio l’esser mio selvaggio
Medea indomita
mia fierezza disdegna
smentisce essenze divine.
Giasone è il delitto !
Tu sei mancanza
proprio dove non vuoi
dove non vuoi ti trafiggerò con mia spada
o superbo che insegui letti di vergine
e ripudi le madri … e ripudi le madri.
Di qua l’odio, di là l’amore.
Me ne andrò per arie celesti
nel cielo più alto mi spingerò, ho ali di drago
qui davanti ai tuoi occhi proprio dove non vuoi …
mi penetra gioia malgrado me
senza sosta a vagare, senza indugio
a dimostrare
io viva io immortale
che gli dei non esistono.
Medea sono adesso … di là l’amore
di là l’amore.
Di qua il sangue.

E pensare che mi sono distratto

Pubblicato: 3 maggio 2014 in Senza categoria

Monologo di Anna Laura Bobbi. Voce e montaggio video di Valeria Corsi

Mare di nuovo

Pubblicato: 3 maggio 2014 in Senza categoria

Tenui sfumature d’infinito che rubo ai ritorni quando la clessidra capovolge affanni e tempi. Ore di tregua fanno capolino dall’insolito che sembra una porta spalancata sull’anima.Immagine

C’è nebbia e nebbia

Pubblicato: 3 maggio 2014 in Senza categoria

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Tolta di sé

come un fantasma si aggira

agguanta ragni

spilucca sassi

respinge occhiate

che minacciano di scompaginare

i fondali del suo cielo.

 

Lascia al suo demone

condurre la danza

fugge tra rami confusi

per luoghi deserti e inabitati

dove la nebbia dell’aria

sia coltre alla sua

smania di dimenticanza.

 

Ti sia ombra la quercia

nelle mattine assolate

e infiammi nella bufera

un focolare la grande Porta

dove passi e ripassi

a sgominare gli assalti

di presagi e tormenti.

 

Che vuoi lasciare alle spalle.

E io la amo

Pubblicato: 3 maggio 2014 in Senza categoria

ImmagineE io la amo 

questa luce che mi sprigiona

in profumo di talco e piombo

si aggrappa folle nei giardini di camelie

là riposa lucertola ultimo sole.

 

E cantavo Marina sul palco

e correvo con la bicicletta rossa

gli occhiali inforcati –se cadi con quei vetri spessi…

e giocavo nei vicoli

a inventare le storie.

 

E io la amo

dissanguata, smarrita in gineprai

maniaca incantata da bolle di sapone

stupefatta sbigottita rossa

nei fulmini di un temporale

e pesanti stivali a percorrere

aria di me così flebile e fragile e cagliata

con gli involti  dei film  -io regista e protagonista-   liquefatta

quando svetta o precipita

nelle buriane si involge

– le furie le ire reprimere,

ingoia!-

il vulcano sobbolle il dolore ristagna

si abbranca alla quiete che urla.

 

E piangevo con le poesie

gli occhi persi di mia madre

quando il giorno compagno del sole.

 

E io la amo

è un sospiro da ventre a cervello

inciampa in gola si fa strada e canta

e mi cantano visioni di visi

e mi piangono le mani

sparite nascoste sepolte dimenticate

nei giardini delle camelie

le risa ormai solo pensate nei sogni

quel vestito rosso che faceva la ruota

sulle gambe abbronzate nello specchio di mente

non lo riconoscevo così giovane così bello

così sconosciuto.

 

E non la amavo quella donna che ero

ma la rimpiango e l’avvinghio

a corolle di margherite nel giallo

sul cuscino di mare di sale di sole

nel nero di luna nascosta che sono

a sollevare in alto lo sguardo oltre i confini del cielo

mi immergo al contrario e mi eludo

per stare nascosta o per

tuffarmi in altre linfe.